
È di questi giorni la notizia secondo la quale il governo starebbe valutando l'ipotesi di reintrodurre le tariffe minime per i servizi offerti dai professionisti italiani. Si tratterebbe, insomma, di abolire il provvedimento con il quale l'ex ministro dello sviluppo economico, attuale segretario del PD, Pierluigi Bersani si proponeva di liberalizzare questo settore del mercato aprendolo maggiormente alla concorrenza.
Le motivazioni addotte dal ministro della Giustizia Angelino Alfano per giustificare un tale intento sono di diversa natura. Innanzitutto c'è il fatto che i professionisti, come molte altre categorie, stanno risentendo della crisi economica degli ultimi due anni. Si suppone, dunque, che la reintroduzione delle tariffe minime potrebbe contribure a far percepire in maniera meno violenta questo problema. L'utente, infatti, non potrebbe più trattare il costo della prestazione minacciando di rivolgersi altrove ma dovebbe accettare di pagare di una tariffa minima, uguale per ogni professionista del settore. La seconda motivazione portata riguarda la difficoltà per il cliente di comprendere i tariffari sui quali dovrebbe trovare un accordo con il professionista ed il rischio, dunque, che il primo non si renda conto che a costi più bassi possano corrispondere prestazioni di qualità inferiore. I terzo elemento individuato dal governo quale motivazione della nuova linea è il tratto punitivo che i provvedimenti di Bersani avrebbero avuto nei confronti di una categoria, quella dei liberi professionisti che è stata spesso guardata dalla sinistra con una certa diffidenza, per via di un'ingiustificata equivalenza tra professionista ed evasore.
Non si può negare che c'è del vero in queste argomentazioni. Il problema, è che, come spesso accade in Italia, dietro sante motivazioni vengono nascoste scelte che, nella migliore delle ipotesi vanno definite illiberali, in quanto volte a difendere condizioni di privilegio riservate a categorie vicine o contigue a gruppi di potere a loro volta collegati con questo o quel partito politico. Ciò ovviamente a danno della gran parte dei cittadini che, invece, non può e non vuole urlare per farsi sentire.
Come si potrebbe dunque venire incontro ai legittimi rilievi del governo riguardo ai presunti mali che le cosiddette "lenzuolate" di Bersani avrebbero prodotto? Ecco una proposta. Gli obiettivi generali da perseguire sono: 1. favorire la mobilità sociale, praticamente inesistente in Italia, permettendo l'accesso alle professioni a nuovi soggetti che non possono contare su una lunga tradizione familiare ma non per questo sono meno capaci; 2. tenere bassi i prezzi dei servizi sfruttando i meccanismi della libera concorrenza; 3. garantire la trasparenza, così da permettere all'utente del servizio di scegliere consapevolmente.
Una soluzione adatta ai nostri tempi sarebbe quella di creare dei portali internet, magari a cura degli ordini professionali, nei quali i professionisti italiani debbano iscriversi, con un riferimento all'area geografica nella quale operano, e mettere a disposizione di tutti i visitatori tariffari opportunamente commentati da esperti dell'ordine stesso, in modo da risultare comprensibili a tutti. Gli stessi ordini potrebbero creare degli indici per valutare in maniera obiettiva il rapporto qualità prezzo per ogni servizio.
Ciò comporterebbe vantaggi per tutti i soggetti coinvolti. Gli utenti, infatti, potrebbero così trovare più facilmente quello che cercano, senza doversi rivolgere ad amici ed amici di amici, nonché scegliere consapevolmente dopo aver opportunamente confrontato le varie opzioni a loro disposizione.
I professionisti, da parte loro, trarrebbero giovamento della maggiore visiblità garantita loro da questa sorta di "centri unici di smistamento" e vedrebbero finalmente premiata la qualità del servizio offerto rispetto alle reti di relazioni più o meno lecite che alcuni riescono a costruire a discapito degli altri. In più finalmente si riuscirebbe a dare un senso all'esistenza di queste realtà tipicamente italiane che sono gli ordini professionali, con grande beneficio anche per gli stessi iscritti che annualmente versano profumate quote di iscrizione senza ricevere servizi tali da giustificare la spesa. Insomma una proposta ragionevole che va incontro alle esigenze di tutti, senza segni politici prestampati. Chi vuole sostenerla?
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