
In un paese che sembra disinteressato alle grandi questioni, è naturale che ci si concentri sui pettegolezzi. La domanda è sempre la stessa: prima l'uovo o prima la gallina? La gente è istintivamente ed inevitabilmente attratta dal gossip, quanto più è torbido tanto meglio, e dunque i mass media rispondono a tale bisogno offrendo fango e inseguendo un legittimo guadagno. D'altra parte, la continua disponibilità di materiale di tale genere non fa che alimentare la fame morbosa di dettagli scabrosi, in un occidente in cui il confine tra giusto e sbagliato è ormai indistingubile, nascosto dallo smog delle nostre città.
Eppure è necessario distinguere. Un conto è impicciarsi della vita privata del divo di turno, dell'attore, del cantante, della modella, di gente che conduce la propria (ricca) vita e che, se non alla lontana, non determina il destino di alcuno se non il proprio.
Un altro affare è, invece, cercare di aggiungere dettagli all'immagine pubblica di persone che reggono le sorti di interi popoli. In democrazia, il cittadino è elettore, il potere e la responsabilità che ne deriva è, in ultima istanza, nelle sue mani. Questo è un principio che troppo spesso si dimentica, con il rischio di perdere di vista il senso ed il significato del ruolo che ad ognuno di noi è affidato. Il punto è che l'italiano medio è pigro. Non vuole informazioni perché ha troppa paura di finirne schiacciato, di non riuscire a gestirle e di dover poi sprecare tempo a catalogarle, ordinarle, e valuarle una alla volta, prima di recarsi alle urne. Ecco dunque che, sbrigativamente, seguendo una classe politica che gode di questa indolenza e che su di essa fonda le sue fortune, giudichiamo "gossippare" alcune notizie che, molto raramente, appaiono sulla stampa. È importante conoscere i retroscena della vita privata degli uomini pubblici? Credo che lo sia, in tutti i casi e in tutte le situazioni. Che rilevanza può avere l'abitudine al tradimento di un politico nella valutazione della qualità delle sue scelte? Ancora una volta stà al singolo eletore la decisione riguardo al peso da attribuire a questo genere di dati nella sua valutazione globale. Tuttavia, non si può negare a quanti ritengano che certe questioni contino, l'accesso alle informazioni. Ma questo non deve valere solo per i politici. Anche quanti si ergono a giudici sulle prime pagine dei giornali devono essere sottoposti allo stesso regime. È importante che ciascun lettore possa, se lo desidera, valutare la credibilità di un giornalista non solo sulla base della sua passata attività professionale ma anche della sua condotta di vita in generale. E questo non è gossip, ma semplicemente informazione, libera e completa, così rara nella nostra italietta... Dunque, cosa sarebbe accaduto negli ultimi giorni in Italia, se questo fosse stato un paese normale? Che il dottor Boffo, direttore dell'Avvenire, qualora si fosse sentito calunniato dalle affermazioni del direttore del Giornale, Vittorio Feltri, lo avrebbe querelato e la magistratura avrebbe, in tempi rapidi, deciso in merito. Si sarebbe poi preso la briga di difendere la sua posizione sia pubblicamente con i suoi lettori che privatamente con quanti riteneva di doverlo fare. In questa Italia ipotetica che non esiste, piena di persone di buon senso, nessuno si sarebbe pubblicamene lamentato del fatto che certe notizie vengano diffuse, poichè tutti si fidano della capacità di intendere e di volere dei signoli fruitori del mezzo di informazione, della sua abilità a valutare i dati e a farsi un'opinione che viene sempre e comunque rispettata, a prescindere dal fatto che la si condivida o meno. In questa Italia del XXII secolo (e non è un refuso), un'Italia intellettualmente e moralmente matura, non esistono 'scandali' ma solo informazioni utili ai cittadini per la loro legittima valutazione dell'attitudine dei potenti a ricoprire i loro ruoli di altissima responsabilità. L'Italia del futuro è una nazione nella quale nessuno si sente indispendabile, nessuno confonde il consenso elettorale con quello divino, ma tutti si sforzano, nel limite delle loro capacità, di offrire il proprio contributo al bene comune. È un sogno che forse prima o poi diventerà realtà.
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